Lo sapevate? draghi e dragoni in Oriente

Quest’anno è l’anno del drago: ma lo sapevate che, al contrario della nostra cultura occidentale, in Oriente i draghi sono un simbolo positivo?

CINA
– Lóng: Il Drago cinese è spesso collegato con la famiglia imperiale ed è molto diffuso nel folklore e nell’arte locali.

GIAPPONE
– Ryū: Simili ai draghi cinesi ma con tre artigli invece di quattro. Sono solitamente buoni, associati all’elemento acqua e possono esaudire i desideri.

INDIA
– Neak: I draghi Khmer ‘Neak’ derivano dal nāga indiano. Come la loro controparte indiana, i neak spesso presentano caratteristiche riprese dal cobra. Possono avere fino a nove teste, con l’incrementare del rango. Un numero di teste dispari rappresenta la mascolinità mentre un numero di teste pari la femminilità. Tradizionalmente, un neak differisce dai solitamente serpentini Makar e Tao poiché il primo possiede tratti da coccodrillo ed il secondo tratti felini.
– Nāga:Un drago serpentino comune a tutte le culture influenzate dall’Induismo. Ha spesso un cappuccio simile ai cobra e possono avere più teste a seconda del grado. Solitamente non hanno né braccia né gambe ma quelli articolati ricordano i draghi orientali.

CAMBOGIA
Una principessa drago è la protagonista del mito della creazione in Cambogia.

COREA
– Yong (Mireu): Un drago dei cieli, praticamente identico al Lóng cinese. Come il lóng, lo yong e gli altri draghi coreani sono attribuiti solitamente all’acqua ed al tempo atmosferico. In coreano puro, è anche noto come Mireu.
– Imoogi: Un drago degli oceani senza corna, di solito paragonato ai serpenti marini. Imoogi significa letteralmente “grande lucertola”. La leggenda dell’Imoogi dice che il dio del sole ha dato all’Imoogi i loro poteri attraverso una ragazza umana, che sarebbe diventata un Imoogi il giorno del suo 17º compleanno. La leggenda dice anche che un marchio a forma di drago può essere visto sulla spalla della ragazza, rivelando la sua vera identità di Imoogi in forma umana.
– Gyo: Un drago di montagna. In effetti, l’ideogramma cinese usato per questo drago è lo stesso dell’Imoogi.

FILIPPINE
– Bakunawa: Il Bakunawa appare come un serpente gigante che vive nel mare. I nativi del passato credevano che il Bakunawa causasse le eclissi di sole e di luna. Si diceva anche che durante certi periodi dell’anno, il bakunawa emergesse dall’oceano per ingoiare la luna intera. Per far sì che il Bakunawa non divorasse completamente la luna, i nativi uscivano di notte con pentole e padelle in mano a fare rumore per spaventare il Bakunawa e fargli sputare di nuovo la luna nel cielo. C’è anche ci dice che il Bakunawa possa uccidere le persone a distanza sotto contatto visivo immaginandone la morte.

VIETNAM
I corpi di questi draghi si piegano nella forma di 12 creste d’onda per simboleggiare i mesi dell’anno. Possono cambiare il tempo atmosferico e sono responsabili dei raccolti. Lungo tutta la schiena del drago vi sono delle piccole squame ininterrotte. La testa ha una folta criniera, baffi, occhi prominenti, una cresta sul naso ma non presenta corna. La mascella è ampia ed aperta, con una lingua lunga e sottile. Portano sempre con sé una châu (gemma/gioiello) nella bocca (un simbolo di umanità, nobiltà e conoscenza).

INDONESIA
– Naga: Derivato dal Naga indiano, il credo nel drago Indo-Malese si è diffuso in tutta la Malesia attraverso l’induismo. La parola naga è sempre il termine malese comune per draghi in generale. Come la controparte indiana, il naga è considerato come una creatura divina, benevolente, e spesso associato con montagne sacre, foreste e alcune parti del mare.

E se vi piacciono i draghi, vi consigliamo questa storia tradizionale di come si sono formati i principali fiumi nell’Antica Cina: I QUATTRO DRAGHI CINESI

Molto tempo fa, in Cina non esistevano né fiumi né laghi. La pioggia cadeva di tanto in tanto a irrigare i raccolti, ma l’unico bacino d’acqua era il Mare d’Oriente, dove vivevano i quattro re dragoni cinesi: il Dragone Nero, il Dragone Lungo, il Dragone di Perla e il Dragone Giallo.

Come qualsiasi altra cosa sulla terra, i draghi erano sottoposti all’Imperatore di Giada. Egli viveva con la sua corte nella residenza celeste, oltre le nubi, e da lì vegliava sulla Terra.
Un giorno che i quattro dragoni si erano levati in volo dalle acque, il Dragone di Perla notò all’improvviso qualcosa di strano sulla Terra. Tutti gli uomini erano diventati molto magri, perché la pioggia non cadeva da lungo tempo e i raccolti avvizzivano nei campi. Il Dragone di Perla vide gli uomini invocare l’Imperatore di Giada innalzando al cielo frutti, dolci e altre offerte.
“Oh, grande Imperatore di Giada”, implorava una donna particolarmente magra con un fanciullo sulle spalle, “ti prego, mandaci la pioggia così che possiamo coltivare il riso per sfamare i nostri figli!”

Il Dragone di Perla chiamò gli altri re dragoni, che si mostrarono molto preoccupati.

“Questa povera gente morirà di sicuro se non pioverà al più presto” esclamò il Dragone Giallo.
“Dobbiamo chiedere subito aiuto all’Imperatore di Giada” suggerì il Drago Lungo.
E così, i quattro dragoni si lanciarono fra le nuvole, diretti alla residenza celeste dell’Imperatore.
Quando giunsero al palazzo, l’Imperatore di Giada, che stava ascoltando una melodiosa musica di fate, si mostrò infastidito nel vederli.
Il Dragone Lungo si fece avanti dicendo: “Maestà, vi prego di mandare la pioggia sulla terra al più presto, perché i raccolti stanno avvizzendo nei campi”.
L’Imperatore, che non voleva essere distolto dalla sua musica, finse di accogliere la richiesta.
“Certo, va bene”, rispose. “Tornate sulla Terra, domani manderò la pioggia.”
I quattro dragoni, confortati dalla risposta, fecero ritorno sulla Terra. Trascorsero però quasi due settimane, senza che una goccia di pioggia cadesse sui raccolti. Gli uomini erano ormai così affamati da essere costretti a cibarsi di erba e radici.

I quattro re dragoni si rattristarono nel constatare che l’Imperatore di Giada non aveva prestato attenzione ai problemi del popolo cinese. Toccava dunque a loro trovare una soluzione. Si misero a riflettere sul da farsi e, alla fine, al Dragone Lungo venne un’idea, mentre scrutava il Mare d’Oriente.
“Quanta acqua c’è nel mare dove viviamo!” disse. “Perché non la usiamo per aiutare gli uomini? Possiamo raccoglierla e spruzzarla dall’alto del cielo. Come tante gocce di pioggia!”

Gli altri tre dragoni dissero che era un buon piano, ma erano certi che l’Imperatore si sarebbe arrabbiato se avesse scoperto che avevano aiutato gli uomini senza chiedere il suo permesso.
“Io, comunque, sono felice di rischiare l’ira dell’Imperatore”, esclamò il Dragone Giallo.
“Anche noi”, dissero il Dragone Nero e il Dragone di Perla. “Dobbiamo fare tutto quanto è necessario per aiutare gli uomini”.
Così, i quattro re dragoni cominciarono a raccogliere l’acqua del mare nelle loro bocche e, con un gran frastuono, a portarla lontano e rovesciarla sulle campagne. Gli uomini, felici per l’arrivo della pioggia, uscirono in strada e si misero a ballare per la gioia.

Presto, il riso, il grano e le altre coltivazioni dei campi riacquistarono la vita.

Ma il dio del mare, che aveva osservato l’operato dei quattro re dragoni, riferì l’accaduto all’Imperatore di Giada.
Infuriato perché i quattro dragoni avevano agito senza il suo permesso, l’Imperatore convocò immediatamente i propri generali celesti con le loro truppe perché li arrestassero.

I quattro re dragoni vennero condotti nella residenza celeste dell’Imperatore.
“Portami quattro montagne” ordinò l’Imperatore al dio delle montagne. “Questi quattro draghi non devono più contravvenire ai miei ordini!”
E fu così che il dio delle montagne radunò quattro altissimi monti e li schiacciò sui quattro draghi, uno per ogni regione della Cina.

La storia, per fortuna, non finisce qui, perché i quattro re dragoni erano ben decisi a fare tutto il possibile affinché gli uomini non restassero più senz’acqua. Si trasformarono così nei quattro fiumi principali della Cina, uno per ciascuno dei quattro monti.
Il Dragone Nero divenne l’Heilung Kiang nell’estremo nord, il Dragone Giallo si trasformò nello Hwang Ho o Fiume Giallo nel centro, il Dragone Lungo nel Chang Jiang o Yangstze Kiang nel sud, mentre il Dragone di Perla divenne lo Xi Jiang, detto anche Fiume di Perla, nell’estremo Sud.

Questi quattro fiumi scorrono in Cina ancora oggi.

 

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