Spiriti e leggende dal Giappone: Kitsune

Kitsune in giapponese significa Volpe e nella mitologia giapponese appartiene alla categoria degli Youkai, cioè demoni.

Esistono due specie di volpi: la Volpe Rossa del Giappone (che vive sull’isola di Honshu) e la Volpe di Hokkaido (che vive sull’isola di Hokkaido appunto).
Nella mitologia giapponese, si credeva che questi animali possedessero una grande intelligenza, vivessero a lungo ed avessero poteri magici. Il principale tra questi ultimi è l’abilità di cambiare aspetto ed assumere sembianze umane; si dice che una volpe impari a far questo quando raggiunge una determinata età. Le Kitsune appaiono spesso con l’aspetto di una donna bellissima, una dolce ragazzina o un vecchio, ma mai come una donna anziana.
Altri poteri che sono spesso attribuiti alla Kitsune includono la possessione, la capacità di appiccare il fuoco con la/e coda/e o di sputare fuoco, il potere di entrare nei sogni e l’abilità di creare illusioni così complesse da essere quasi indistinguibili dalla realtà. Alcuni racconti vanno oltre, parlando di Kitsune con la capacità di piegare il tempo e lo spazio, di far impazzire, o di assumere altre forme oltre a quelle umane, come un albero altissimo o una seconda luna in cielo. Occasionalmente le Kitsune sono descritte in termini simili ai vampiri o ai succubi – queste Kitsune si nutrono della vita o dell’anima degli umani, generalmente attraverso contatto sessuale.
Di solito nella loro vera forma hanno la sembianza di una volpe a nove code.

FUSHIMI INARI TAISHA

tempio kitsune a kyoto

tempio inari a kyoto

Il Fushimi Inari Taisha è un santuario shintoista dedicato al kami (spirito) Inari, che si trova a Fushimi-ku, Kyōto, Giappone.
È noto soprattutto per le migliaia di torii vermigli che delimitano la strada nella collina che si attraversa per giungere al santuario. I torii sono stati tutti donati nel corso dei secoli individualmente, da famiglie o da compagnie e formano un tunnel lungo circa 4 km.
I kitsune bianchi di Inari sono chiamati myobu, parola per le dame di corte giapponesi. Il tempio di Inari ha due livelli.
Il tempio superiore è accudito da un kitsune maschio, quello inferiore da una femmina. Viene considerato uno dei posti più evocativi di tutto il Giappone. È stato usato come set scenografico per il film Memorie di una geisha del 2005.

ABE NO YASUNA E LA VOLPE BIANCA
“Più di mille anni fa, all’epoca dell’imperatore Suzaku, un bell’uomo chiamato Abe no Yasuna abitava ad Abeno in Settsu. Suo padre era il padrone delle terre intorno, ma i territori gli furono confiscati a causa di un inganno. Yasuna decise di andare al santuario Shinodanomori-kuzunoha-inari(Kuzunoha-inari nel bosco di Shinoda) ogni giorno a pregare per la sua promozione per riscattare il buon nome della famiglia”.

Un giorno, al ritorno dalle preghiere al santuario, una volpe bianca che scappava dai cacciatori venne verso di lui. Yasuna misericordioso la nascose tra i cespugli e sedette su una pietra come se stesse riposando. I cacciatori arrivarono rumorosi e gli dissero:
“Non hai veduto la volpe bianca che stiamo inseguendo? Devi averla veduta senz’altro.”
Ma Yasuna non disse nulla, perciò lo picchiarono e cadde a terra.
Dopo che i cacciatori se ne furono andati a cercare altrove, una bella donna apparve e si prese cura di lui.
“Mi chiamo Kuzunoha e abito in questo bosco. Ti accompagna a casa tua.”
Yasuna avvertì qualcosa di strano ma non poté pensarci a causa del dolore. Da quella notte, mentre soffriva per il dolore e la febbre, non poté fare a meno di pensare a Kuzunoha.
Qualche giorno dopo, con grande gioia di Yasuna, Kuzunoha arrivò senza preavviso e cominciò a curarlo. Grazie a lei Yasuna guarì quasi completamente. Lei rimase a casa sua e, passati l’estate e l’autunno, alla fine di quell’anno diede alla luce un bambino.
Il tempo passò in fretta, e il figlio Dojimaru(il nome di Seimei da bambino) compì cinque anni. Un giorno a metà dell’autunno di quell’anno, Kuzunoha sedeva lambita da una brezza piacevole, guardando i crisantemi che fiorivano nel giardino mentre faceva addormentare Dojimaru, e non si accorse di stare rivelando la sua vera figura di volpe bianca.
“Mamma, ho paura!”
Era ormai troppo tardi quando si accorse dell’invocazione di Dojimaru, il quale cominciò a piangere.
Quella notte Kuzunoha, che aveva deciso di andarsene, raccontò la verità per filo e per segno a Dojimaru mentre lui dormiva.
Dojimaru, ricordati quel che ti dico, originariamente non ero un essere umano, ma una volpe che tuo padre Yasuna salvò dai cacciatori. È stato per riscattare il nome della sua famiglia che mi sono trasformata in donna per ordine di Inaridaimyojin e abbiamo avuto un bambino, te. Ma l’amore di madre e di moglie è uguale anche nel mondo degli animali. Avrei voluto restare qui fino a quando tu compirai dieci anni, ma ormai è impossibile. Cresci come una persona morale, diligente e fedele al padre. Ti affido questa preziosa palla magica. Se la porterai sempre con te, ti aiuterà”
Si alzò per andarsene, ma rimase a piangere per un po’ per la tristezza dell’addio.
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KITSUNETSUKI
Kitsunetsuki letteralmente significa lo stato di esser ossessionato da una volpe. La vittima è sempre una donna giovane, in chi la volpe entra sotto le sue unghie o attraverso i suoi petti. In alcuni casi, si dice che le espressioni del viso delle vittime cambiano in un tal modo che assomigliano a quelli di una volpe. La tradizione giapponese ritiene che il possesso di volpe può fare vittime analfabete temporaneamente ottenere la capacità di leggere e, una volta liberato dal possesso, la vittima non sarà capace di mangiare tofu, i fagioli azuki, o altri cibi favoriti dalle volpi.

L’esorcismo, spesso compiuto a il santuario di Fushimi Inari a Kyoto, può persuadere una volpe a lasciare il suo ospite. Nel passato  le vittime di kitsunetsuki furono battute o male bruciarono in speranze di costringere la volpe a partire. Le famiglie intere furono ostracizzate dalle loro comunità dopo che si pensò che un membro della famiglia era ossessionato.

In Giappone, il kitsunetsuki fu annotato come una malattia appena il periodo di Heian e rimase una diagnosi comune per malattia mentale fino al primo del 20esimo secolo; quelli che soffrono della condizione credono di essere ossessionati da una volpe. I sintomi includono voglie di riso o dolci fagioli rossi, apatia, irrequietezza e avversione a essere fissati.

KITSUNE-KEN
Un gioco tradizionale è chiamato kitsune-ken (il pugno della volpe) e fa riferimento ai poteri del kitsune sugli esseri umani. Il gioco è simile a roccia, carta, forbici, ma le tre posizioni a mano significano una volpe, un cacciatore e un capotribù di villaggio. Il capotribù picchia il cacciatore; il cacciatore picchia la volpe, che spara; la volpe picchia il capotribù, che incanta.

KITSUNE NO YOMEIRI
La pioggia a ciel sereno (pioggia con il sole) è chiamata in Giappone Kitsune no Yomeiri o “Il Matrimonio della Volpe” in riferimento ad una favola che descrive un matrimonio tra queste creature in simili condizioni climatiche. L’evento è considerato buon segno, ma secondo la tradizione se un malcapitato dovesse assistere alla cerimonia le volpi lo perseguiterebbero tutta la vita per avere vendetta.

Informazioni su elysir

www.associazionekokeshi.it
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Una risposta a Spiriti e leggende dal Giappone: Kitsune

  1. Raul Bucciarelli ha detto:

    L’ha ribloggato su daisuzoku.

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